Eredità di un amore materno:
ricordando Christine Collins
La storia di Los Angeles è contraddistinta da sensazionali storie di corruzione, occultamenti e omicidi che hanno avuto forti ripercussioni sugli anni formativi della città. Dallo stupro di Roscoe “Fatty” Arbuckle, al processo per l’omicidio della giovane attrice Virginia Rappe nel 1921, al rapimento del predicatore evangelico Aimee Semple McPherson del 1926 fino all’omicidio del Black Dahlia del 1947, gli scandali hanno fatto parte integrante della storia della città, gettando cattiva luce sui suoi rappresentanti politici.
E' stata la storia, pressoché dimenticata, di una donna della classe operaia e della sua lotta per ritrovare il figlio – tra mille difficoltà insormontabili – a dare vita, a quasi 80 anni di distanza, a una partnership tra i più acclamati cineasti di Hollywood. La storia di Christine Collins era destinata a cadere nell’oblio quando un ex giornalista venne casualmente a conoscenza dei fatti e decise di riesumare l’incredibile e toccante vicenda della donna.
I polverosi archivi custoditi nei sotterranei del palazzo comunale di Los Angeles risalgono a circa 100 anni fa. Tra le decine di migliaia di pagine di documenti conservati nel palazzo, sono presenti anche i dossier su Christine Collins e i verbali delle udienze che si tennero alla fine degli anni ’20 nella sede del Comune di LA. I verbali forniscono un racconto scomposto della scomparsa del figlio di Christine, Walter, e degli oscuri complotti orditi dal Dipartimento di Polizia di Los Angeles durante e dopo le improbabili indagini legate a quella particolare circostanza.
Alcuni anni fa, lo sceneggiatore J. Michael Straczynski, ex giornalista del Los Angeles Times, del The Herald Examiner e del Time e autore di numerose altre pubblicazioni, si imbatté nella straordinaria storia di una donna della classe operaia che aveva messo in ginocchio l’apparato politico di un’intera città. La bravura di un reporter sta nella bontà e nell’affidabilità delle sue fonti e Straczynski capì di avere una traccia nel momento stesso in cui ricevette la telefonata di un vecchio contatto.
“Un giorno, ricevetti una telefonata da una vecchia conoscenza che avevo in Municipio”, ricorda lo sceneggiatore. “Mi disse di avere per le mani qualcosa che avrei dovuto vedere prima che finisse nell’inceneritore. Così, mi catapultai al palazzo comunale e vidi la copia dei verbali del caso Collins. Iniziai a leggere la deposizione e pensai, ‘Non può essere successo veramente. Deve esserci un errore’. In ogni modo, la vicenda mi colpì profondamente e decisi di andare fino in fondo prima che i verbali venissero dati alle fiamme”.
Nel 1928, Los Angeles era stretta nella morsa di un sistema politico dispotico, guidato dal Sindaco George E. Cryer e imposto dal Capo della Polizia James E. “Due fucili” Davis (spesso fotografato in atteggiamento da pistolero con tanto di armi addosso) e il suo squadrone di pistoleri autorizzati che terrorizzavano la città. L’intera struttura iniziò a sfaldarsi nel momento stesso in cui Christine Collins – madre single di un quartiere popolare di Los Angeles – denunciò la scomparsa del figlio di nove anni. Seguirono mesi di infruttuose ricerche durante le quali la polizia non fu in grado di produrre alcun risultato al di là di tanta pubblicità negativa e delle insistenti richieste dell’opinione pubblica affinché venissero trovati indizi per scorprire l’identità del rapitore.
Un giorno, a DeKalb, in Illinois, fu ritrovato un bambino che asseriva di essere Walter. Christine Collins—e tutte le persone coinvolte nelle ricerche—attendevano col fiato sospeso. Furono scambiate lettere e foto e le autorità si convinsero di avere finalmente risolto il caso. Christine racimolò il denaro necessario per riportare il figlio a casa e la LAPD pianificò il ricongiungimento tra la madre trepidante e il figlio scomparso organizzando un evento di grande impatto, con tanto di foto pubblicata sui giornali. Sperando di porre un freno all’esame a cui venivano costantemente sottoposti per via degli insuccessi legati a questo e a molti altri casi—e ansiosi di risolvere il caso per soffocare gli scandali legati ai tanti casi di corruzione locale—i funzionari del dipartimento pensarono che il ricongiungimento tra madre e figlio potesse servire a riaffrancare pubblicamente le alte cariche della LAPD.
L’unico problema era che il bambino che venne riportato a Christine non era suo figlio.
Christine affermò subito con chiarezza che il bambino non era suo figlio ma il Capitano J.J. Jones, il funzionario responsabile del caso, si rifiutò di darle ascolto. Le disse—come si può leggere nelle trascrizioni dei verbali del giorno—di “provarlo per un paio di settimane”. Confusa e disorientata, Christine accettò.
Il caso fu chiuso.
Fino a tre settimane dopo, quando la Collins riconsegnò “Walter” alla polizia asserendo che, malgrado le loro insistenze, quel bambino non era suo figlio. Il Capitano Jones, per nulla abituato a sentirsi contestato, figuriamoci poi da una donna, diffamò la Collins e la fece rinchiudere in un istituto psichiatrico della Contea, con il tacito consenso del Capo della Polizia Davis. La donna trascorse cinque terribili giorni all’interno dell’istituto, dove fu rinchiusa, suo malgrado, in osservanza del “Codice 12”—una clausola che sanciva l’incarcerazione o l’internamento in un ospedale psichiatrico locale di una persona difficile o molesta, generalmente una donna, anche in assenza di autorizzazione o previa istruzione di un regolare processo.
Il ragazzo che aveva sostenuto di essere Walter ammise in seguito di avere 12 anni e di chiamarsi Arthur Hutchens (benché usasse spesso anche lo pseudonimo di Billy Fields), scappato dal Midwest per raggiungere Hollywood e conoscere il suo attore preferito, Tom Mix. Il cliente di una tavola calda dell’autostrada dell’Illinois aveva notato che il ragazzo assomigliava straordinariamente al bambino rapito a Los Angeles. Hutchens aveva organizzato una vera e propria messa in scena. Si era presentato alle autorità come il Walter scomparso, aveva fatto in modo che Christine pagasse il suo biglietto per Los Angeles e che lo sostenesse durante il suo soggiorno in città. Senza saperlo, le sue azioni avevano innescato una catena di eventi che avrebbe trasformato per sempre l’immagine pubblica della polizia di Los Angeles.
Più Straczynski scavava nei dettagli di quella storia, più sentiva l’impulso di conoscerne i risvolti. Studiò il caso per quasi un anno, analizzando la complessa trafila di eventi che avevano caratterizzato i sette anni di ricerca della Collins. Ciò che scoprì sembrava persino più allarmante dell’imbroglio messo in piedi da Hutchens. I polverosi incartamenti del caso Collins nascondevano un caso parallelo, quello del depravato Gordon Northcott, un “predatore” di bambini (che in un primo momento ammise e poi negò di avere ucciso il bambino tuttora scomparso) e dell’inesorabile potere e assurda violenza delle autorità di Los Angeles.
Lo sceneggiatore venne a conoscenza anche della figura di Gustav A. Briegleb, il ministro presbiteriano che aveva aiutato la Collins nelle sue ricerche. Spina nel fianco dell’intero establishment, l’attivista presbiteriano rappresentava una voce autorevole che, con i suoi programmi radiofonici e i potenti sermoni, sfidava gli ascoltatori a non chiudere gli occhi di fronte alla corruzione della polizia cittadina. Briegleb aveva collaborato con la Collins e con il suo avvocato per evitare che la storia venisse insabbiata e per rendere pubblico il disumano trattamento che le era stato riservato durante il periodo di internamento nell’ospedale psichiatrico. La loro collaborazione aveva portato all’espulsione di tutti i funzionari di alto grado, gettando luce sul grado di corruzione della polizia di Los Angeles.
Christine Collins morì nel 1935 senza sapere cosa fosse realmente accaduto a suo figlio. Straczynski riassume così la grande eredità che ci ha lasciato: “La cosa realmente importante è la volontà di Christine di scoprire cosa accadde a suo figlio, di non mollare, a dispetto delle cattiverie che le furono scagliate contro. Continuò a cercare la verità sulla scomparsa di suo figlio. Una tenacità, quella di andare a fondo alle cose, che avrebbe distrutto chiunque, ma non lei, che non smise mai di lottare. Tutto questo fece eco negli uffici del sistema legale statale. E io voglio riconoscerle il merito”.
Afferma Straczynski riguardo alla sceneggiatura: “Il mio obiettivo è semplice: rendere omaggio a Christine Collins e a ciò che fece. Il mio compito è raccontare la sua storia nel modo più onesto possibile rendendo omaggio alla sua battaglia, raccontando il suo percorso di fede e di conoscenza per arrivare alla verità sulla scomparsa del figlio. Una sua semplice domanda: ‘Dov’è mio figlio?’ aveva messo in ginocchio l’intera struttura della città”. Per rendere la storia ancora più veritiera, lo sceneggiatore decise di aggiungere alcune citazioni estratte dai verbali del caso… e alcune testimonianze dirette che sono state inserite nella sceneggiatura del film.
Una volta conclusa la sceneggiatura, Straczynski iniziò la ricerca dei produttori e della sua Christine Collins, vale a dire, dell’interprete più adatta a rendere omaggio alla storia di questa pioniera dei diritti delle vittime e paladina del popolo. La risposta arrivò presto da Clint Eastwood, dalla Imagine Entertainment e da Angelina Jolie. Straczynski ne fu molto orgoglioso visto che, fino a quel momento, si era limitato a scrivere sceneggiature per racconti di fantascienza per la televisione. Changeling è il suo primo film per il cinema.