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ANGELI E DEMONI

rappresenta la prima volta in cui Howard è tornato ad affrontare uno stesso personaggio. “Io non ho mai voluto farlo fino ad ora, perché sono sempre stato interessato a creare cose nuove”, sostiene Howard. “E ANGELI E DEMONI fa proprio questo, anche se Robert Langdon è nuovamente al centro della vicenda e mi permette di adottare nuove soluzioni cinematografiche. Questa pellicola richiede un ritmo e dei tempi differenti, con un altro tipo di energia. E’ letteralmente una bomba a tempo, avvolto in un mistero decisamente originale. Queste due esigenze mi hanno portato, come regista, a preparare questo film in maniera completamente diversa da Il codice da Vinci”.
Ovviamente, Howard aveva un’altra ragione per voler tornare in ANGELI E DEMONI, ossia la possibilità di collaborare con Tom Hanks per la quarta volta. “Amo lavorare con Tom e mi piace molto quello che sta facendo con Robert Langdon”, sostiene Howard. “La sintonia tra attore e ruolo è ancora più forte e profonda di prima. L’intelligenza, la curiosità e il senso dell’umorismo di Rom si fondono magnificamente con Robert Langdon, così si crea un personaggio più ricco e interessante da osservare”.
Hanks sostiene che l’impressionante e complessa intelligenza di Langdon è un piacere e uno stimolo da interpretare, così come una parte importante del fascino del progetto. “E’ una sfida incarnare qualcuno che è un esperto in questo campo oscuro. Lui trova dei collegamenti che nessun altro è in grado di capire. Un simbolo può rappresentare diversi punti di vista che hanno senso soltanto per lui. Quando abbiamo lavorato a Roma, in luoghi molto antichi, io ero affascinato nell’apprendere la storia di quei posti, qual era l’idea originale nella costruzione e cosa avveniva a Roma all’epoca. Chi aveva pagato per realizzare l’edificio? Quando e perché sono state fatte delle aggiunte? Robert Langdon vede la storia per strati. Lui prende le informazioni e raccoglie delle opinioni contrastanti, poi le mette assieme con interpretazioni diverse, cercando di capire perché gli esseri umani hanno adottato questi simboli proprio in quel momento”.
Hanks riflette sulla vicenda e sostiene che Robert Langdon incarna la fantasia primordiale del risolvere dei misteri magnifici. “Se sei sufficientemente intelligente per vedere la pista e per seguirla, così come bravo abbastanza per mettere assieme gli indizi nascosti, allora potrai far luce sulla cospirazione. E non hai molto tempo. A chi non piace una storia del genere?”.
 Hanks era anche felice di ritrovare il regista Ron Howard. ANGELI E DEMONI rappresenta infatti la loro quarta collaborazione, dopo quella più recente avvenuta per Il codice da Vinci. “Nulla spaventa Ron”, sostiene Hanks. “Sicuramente non girare di fronte al Pantheon a Roma con centinaia di turisti. Lui trovava dei piccoli vicoli per delle scene nel pomeriggio quando faceva caldo e le folle erano numerose, ma comunque era così concentrato sul lavoro che praticamente non le notava neanche. Se vedeva uno spazio difficile, trovava un modo di girarci ed era sempre fiducioso. Ron ha messo su un’impressionante mole di lavoro e continua a realizzare delle pellicole sempre più complicate e profonde, il tutto facendole sembrare semplici. Ora ha ancora meno paura come realizzatore, prendendosi rischi maggiori di quando c’era molto meno in ballo. La sua forza di volontà, il suo desiderio di ampliare il modo in cui realizza i film lo portava a essere molto esigente con tutti noi”.
A circondare Hanks ci sono alcuni dei migliori attori e delle stelle più scintillanti del mondo. Secondo Brian Grazer, attirare un cast internazionale era una delle maggiori priorità dei realizzatori. “Il cast internazionale migliora la portata del film”, rivela il produttore. “Così, la pellicola diventa accessibile in ogni nazione del mondo. Inoltre, con questo ricco materiale e la possibilità di lavorare con Tom, risulta una pellicola affascinante per un attore. Noi abbiamo contattato i migliori interpreti che avessero un senso a livello artistico per il film e, in tutti i casi, abbiamo ottenuto le nostre prime scelte”.

“Il cast ha fornito una grande energia”, rivela Hanks. “La sincerità che Ewan McGregor porta al Camerlengo, Stellan Skarsgård come figura imponente nei panni del capo della Guardia Svizzera e Armin Mueller-Stahl che incarna il senso morale del Cardinale benevolente e consapevole. E Ayelet Zurer non pronuncerebbe una battuta senza essere consapevole delle informazioni scientifiche che si celano dietro di essa. Tutti hanno lavorato con delle enormi aspettative e con la stessa dedizione, cosa che l’ha resa un’esperienza cinematografica intensa”.
Nel corso di questa avventura, Langdon viene affiancato nella sua ricerca dalla scienziata italiana che lavora al CERN Vittoria Vetra, interpretata da Ayelet Zurer.
Il CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) è il maggiore laboratorio di fisica delle particelle del mondo. Situato in Svizzera, il CERN ha iniziato le operazioni dell’Enorme Collisore, il maggior acceleratore di particelle del mondo, proprio durante la produzione del film. Gli esperimenti che si svolgono in questa struttura cambieranno la nostra visione dell’Universo e studieranno le ragioni che portano la Natura a preferire la materia sull’antimateria, mentre dimostreranno che la materia esisteva alle origini del tempo. In ANGELI E DEMONI, il lavoro di Vetra al CERN è legato a un piccolo contenitore di antimateria che viene rubato e diventa la suprema arma di distruzione di massa, mentre minaccia il Vaticano e le basi stesse della Chiesa cattolica.
La Zurer si è preparata al ruolo non solo leggendo informazioni sul tipo di esperimenti che avvengono negli acceleratori di particelle come quello del CERN (e osservando dei video su YouTube a proposito del Grande collisore di adroni), ma anche grazie al libro di Bill Bryson Breve storia di (quasi) tutto, dietro consiglio di Tom Hanks. In effetti, molti membri della troupe sono rimasti colpiti dal testo e hanno confrontato le loro osservazioni su capitoli come “L’universo di Einstein”, “Il potente atomo” e “Il concetto particolare di Darwin”.

Parlando del suo personaggio, la Zurer sostiene che “Vittoria mi interessava perché rappresenta la generazione di donne che hanno un’istruzione importante e si trovano a svolgere un lavoro in campi dominati dagli uomini. Allo stesso tempo, ha una vita personale e non ha modificato la sua sensibilità per la carriera. E’ una pensatrice determinata, che difficilmente va in crisi”.
“Tutti nella squadra di Ron si conoscono da tanti anni e hanno lavorato a molti progetti. Loro si muovono come delle api nell’alveare”, sostiene la Zurer. “Hanno dei codici e un gergo rapido per comunicare, come se fosse una loro lingua, che io non ho capito subito. Loro erano veloci, simpatici e intensi, ma anche tranquilli. Per me era impressionante. Ron mi diceva di rilassarmi, rallentare e usare la mia voce bassa, così mi ha messo sui giusti binari. Lui voleva veramente che Vittoria fosse molto forte, intelligente e diretta, ma comunque in grado di emozionarsi per le cose che avvengono intorno a lei. Ritengo che si senta decisamente responsabile di tutto quello che avviene”.
La Zurer aveva campo libero nel decidere come avrebbe suonato l’accento italiano di Vittoria Vetra. “Io ho scelto di farla sembrare internazionale, piuttosto che parlare americano con un accento italiano”, sostiene l’attrice. “Talvolta, rimanevo sorpresa per il modo in cui l’italiano usciva dal mio corpo. Era molto piacevole. Non so perché sembrasse così naturale, forse perché io sono una persona mediterranea, ma è stata una cosa che ho amato”.
Non essendoci un Papa, il potere del Vaticano è nelle mani del suo braccio destro, il Camerlengo, fino a quando non viene eletto un nuovo Papa. In ANGELI E DEMONI, questa figura fondamentale è interpretata da Ewan McGregor.  
“Il Camerlengo è un segretario, ma quando il Papa muore, diventa il responsabile dello Stato della Città del Vaticano e ha un potere notevole”, fa notare McGregor. “E’ un personaggio magnifico da interpretare, perché avvengono molte cose legate alla sua figura”.
“Il Camerlengo ama molto la Chiesa e il senso di stabilità che fornisce, collegato alla forza della Storia”, prosegue McGregor. “E ora lui vede le cose che ama sotto attacco, nel momento del maggior pericolo. Lui si ritiene un uomo che farà tutto pur di salvare la Chiesa dagli Illuminati e quello che loro rappresentano”.

L’attore era interessato non solo da questo personaggio complesso, ma anche dalla possibilità di lavorare con Ron Howard.
“Io ero un grande fan di Ron Howard, l’ho incontrato un paio di volte a Londra quando stava girando Il codice da Vinci”, ricorda McGregor. “Ci siamo incrociati in un ristorante in cui amavamo andare a pranzo domenica. E’ bellissimo lavorare con un regista che non solo è bravo a livello tecnico, ma che è anche in grado di aiutarti per quanto riguarda l’interpretazione e l’emozione di una scena. Penso che il fatto che lui stesso sia stato un attore sia ciò che lo rende un ottimo regista”.
L’avversario del Camerlengo all’interno della Chiesa è il tranquillo e dignitoso Cardinale Strauss, interpretato dal veterano Armin Mueller-Stahl. Il Cardinale Strauss, un esperto nel sopravvivere agli intrighi politici in Vaticano, sa e vede molto più di quello che lascia intendere. In effetti, l’approccio tranquillo e misurato del Cardinale rispecchia l’atteggiamento di Mueller-Stahl verso la recitazione.  
“Strauss sta sempre guardando quello che deve fare, per capire quale sarà il passo successivo da compiere. Non rivela molto di quello che pensa e chi sospetta e per me questo è il segreto della recitazione”, rivela Mueller Stahl. “Le persone hanno un volto, ma dentro ne hanno un altro, che è sempre importante esprimere, ma senza mostrarlo direttamente. L’idea non è di far vedere tutto, ma d’altra parte anche se non si mostra, bisogna comunque rivelarlo. Deve essere comprensibile per il pubblico, ma non esplicito”.
Per svolgere delle ricerche sul ruolo, Mueller-Stahl ha letto molte informazioni sull’attuale Papa e, forse, per il suo personaggio si è anche ispirato al vero Pontefice. “Ho letto diverse cose su Joseph Ratzinger e com’era prima che diventasse Papa, quando era un cardinale”, nota l’attore.
Mueller-Stahl ha anche sfruttato i suoi ricordi. “Ho incontrato Giovanni Paolo II quando era ancora un Cardinale, a Cracovia”, dichiara l’attore. “Ma è stato tanto tempo fa”.

A lavorare con il Cardinale Strauss, oltre che a proteggere lui e il Collegio dei Cardinali, c’è il Comandante della Guardia Svizzera Richter, interpretato da Stellan Skarsgård. La Guardia svizzera si occupa di difendere il Vaticano dal 22 gennaio del 1506 e Richter, il venerabile capo di questa imponente e onorevole forza, incarna tutto quello che loro rappresentano: la dedizione assoluta, così come il rispetto e la fedeltà alla Santa Sede. Mentre l’indagine prosegue, tuttavia, anche lui può diventare un sospettato.
“Come capo della sicurezza in Vaticano, con quattro Cardinali rapiti e una bomba all’interno del Vaticano, Richter è in difficoltà, ma è un personaggio che mantiene i nervi saldi”, spiega Skarsgård. “E’ una persona molto controllata e in diversi momenti non sappiamo se possiamo fidarci di lui”.
“Richter ovviamente disprezza Langdon”, prosegue Skarsgård. “E’ un uomo del Vaticano e molto religioso. Con la storia che c’è tra Langdon e il Vaticano, Richter non accetta pacificamente l’aiuto di Langdon. Entrambi cercano di risolvere il caso, ma si ritrovano in contrasto per via di una sensazione reciproca di scetticismo e sfiducia”.
Ovviamente, Richter lavora a stretto contatto con il Camerlengo nelle indagini. Nel girare una scena particolarmente intensa tra i due personaggi, Ron Howard ha posizionato le cineprese in modo che potessero cogliere dei primi piani di entrambi gli attori, così come delle inquadrature sopra le loro spalle. Mentre illuminare e gestire la scena è stato difficile, questa scelta ha permesso a Skarsgård e McGregor di affrontarsi in maniera molto più naturale.  
“Ron capisce cosa stimola un attore”, rivela Skarsgård. “Lui sa quando e come toglierti pressione, cosa può chiederti, quello che vuole esprimere nella scena e come vuole che tu arrivi a quel punto. Non abbiamo mai parlato del personaggio, perché le nostre conversazioni durante le prove servivano per capire le scene e dove stavano andando in quei momenti”.
Il Vaticano, oltre a essere il cuore della Chiesa cattolica, è anche uno Stato all’interno dell’Italia. Mentre la Guardia svizzera protegge il Papa e il Collegio dei Cardinali, la Gendarmeria controlla tutto il resto che avviene all’interno delle mura vaticane. Quando quattro Cardinali vengono rapiti in ANGELI E DEMONI, questo diventa un incubo in termini di giurisdizione, che pone il comandante Richter interpretato da Skarsgård in contrasto con l’ispettore della Gendarmeria Ernesto Olivetti, interpretato dall’attore italiano Pierfrancesco Favino. “Olivetti coinvolge Langdon dopo il marchio ritrovato sul fisico prete al CERN", sostiene Favino. “Lui comprende immediatamente di non poter gestire la situazione, quindi chiede l’aiuto di Langdon, l’unico uomo che sa cosa significhino i simboli. Questo lo mette nei guai con Richter, per via della storia di Langdon con il Vaticano, che porta il Comandante delle guardie svizzere a non fidarsi minimamente di lui. Olivetti sa che è Richter quello che ha il controllo, perché la Guardia svizzera è responsabile della protezione dei Cardinali e quindi coinvolgere Langdon è l’unica possibilità per Olivetti di influenzare le indagini”.
“Io avevo alcuni indizi sul mio personaggio”, sostiene Favino. “So che lui doveva essere sposato, quindi Olivetti indossa un anello nuziale, anche se questo aspetto non emerge mai nel film. Le regole della Gendarmeria non sono così rigide come quelle della Guardia svizzera, ma Olivetti è comunque cattolico come lo sono loro. Mi è stato di aiuto pensare a lui come un uomo che ha una famiglia che lo aspetta a casa”.
Un ultimo personaggio completa il cast: il fosco signor Gray, che viene portato minacciosamente in vita dall’attore danese Nikolaj Lie Kaas. Kaas è rimasto immediatamente attirato dalla parte per l’azione collegata al ruolo. “Lui è un’arma vivente”, sostiene l’attore. “Porta avanti tutta l’azione nella pellicola, perché ogni cosa che avviene dipende dal piano che lui esegue. Io amo essere impegnato nell’azione, perché è bello tornare bambini”.
Per quanto riguarda l’accento del personaggio, come rivela Kaas, ha seguito un consiglio del regista. “Io adotto sempre un accento russo o dell’Europa orientale”, dichiara l’attore, “ma Ron mi ha suggerito di utilizzare il mio accento danese. Comunque, in una scena, quando parlo con uno dei Cardinali morti, lo faccio in danese. E’ stata un’idea di Ron e di uno degli sceneggiatori, che io ho trovato fantastica”.

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